Quando dico che frequento un laboratorio teatrale, la reazione è quasi sempre la stessa: “Ah, bello! Quindi impari le battute a memoria e reciti una commedia?”.
La mia risposta è un sorriso. Perché spiegare cosa facciamo qui, al laboratorio Margine Comunicante, è la cosa più difficile del mondo.
No, non è “tenere un copione in mano”. È un mondo a parte. È un viaggio alla ricerca della propria anima.
A volte mi piace usare l’esempio di Karate Kid. Avete presente la famosa scena del “metti la cera, togli la cera”? Daniel-san passa ore a fare movimenti che sembrano stupidi, ripetitivi, senza senso (“no sense”, diremmo oggi). Pensa di pulire macchine, invece sta imparando a difendersi.
Ecco, il laboratorio teatrale è esattamente questo.
Ci sono esercizi che all’apparenza sembrano strani giochi. Ci stanchiamo, sudiamo, ridiamo. Ma quei gesti, quella dizione, quel movimento ripetuto, non servono solo per lo spettacolo di fine anno (che è solo la ciliegina sulla torta). Servono per la vita.
Ti ritrovi a 13 anni o a 60 anni, fianco a fianco, a creare una sinergia con persone che nella “vita reale” forse non avresti mai incrociato. E in quel turbinio di emozioni, impari a stare al mondo, ad affrontare la routine quotidiana con una consapevolezza nuova.
Non stiamo solo imparando a recitare. Stiamo imparando a essere noi stessi.
Andrea Caprarelli