Uno spazio, un sipario di velluto. Luci calde e colorate, un palcoscenico pronto ad accogliere la scena, la voce, l’emozione dell’attore.
Uno spazio che diventa incontro: un gruppo che nasce, cresce, si riconosce e impara a respirare all’unisono. Un senso di fiducia e di appartenenza che si costruisce lentamente, laboratorio dopo laboratorio. Affidarsi e lasciare che l’altro diventi specchio, sostegno, comunanza. Affidarsi, permettersi di cadere sapendo che qualcuno ci prenderà, restare in ascolto, non controllare tutto, lasciarsi sorprendere. Sul palcoscenico questa fiducia diventa linguaggio, i corpi si rispondono, le voci si intrecciano, i gesti trovano armonia nell’imprevisto.
Un’esperienza di attenzione, di premura, di cura reciproca. Un tempo sospeso in cui le persone si spogliano del ruolo per esprimere, per diventare, per essere. Gente senza età, volti che raccontano storie, occhi profondi e immensi che si riconoscono in silenzio. Corpi in movimento che si cercano, si incontrano, si respirano.
Un’energia densa vive lo spazio, si libera e si fa danza invisibile.
Il teatro, luogo del “possibile”, dove la parola diventa verità e il gesto diventa ascolto. Nel gioco dell’improvvisazione, la verità di ognuno affiora, dando forma e voce a ciò che dentro chiede attenzione. Non esiste giudizio ma solo presenza. E’ il coraggio di mostrarsi, di lasciar cadere le maschere e toccare la verità di sé. Ogni incontro è un piccolo rito, un passo verso l’autenticità, un tempo sospeso dove si può sbagliare, ridere, sentire, aprirsi all’altro senza difese, fidarsi di un silenzio condiviso e di uno sguardo che dice “ci sono”. L’invisibile si rivela e diventa emozione, forza, presenza. L’essenziale è lo scambio autentico tra chi agisce e chi osserva, tra chi dona e chi riceve. La magia emerge dalla verità partecipata che ci ricorda chi siamo davvero.
Ed è qui, in questo Margine Comunicante, che mi reco tutti i venerdì, riprendendo una passione mai sopita. Un abbraccio che mi riporta dolcemente a casa. Ogni volta che saluto i miei compagni di avventura e varco la porta, il tempo rallenta e mi lascio attraversare da una verità semplice e piena. Posso scoprire e divenire, germogliare, immaginare, fluttuare. Posso sperimentare, provare disagio e continuare a giocare. Posso non dire e dire, restare nel dubbio, non sapere eppure sopravvivere. Posso esplorarmi e trovare nuovi aspetti di me, posso innamorarmi di un movimento pulito, di un’espressione, di una faccia buffa o di un suono stridulo. Posso stupirmi di una battuta che non avrei mai pensato, di un’emozione frivola e di una intima, profonda. Qui scopro ogni volta una nuova libertà, quella di essere, semplicemente PRESENTE e VIVA.
Rosa Simone