A volte può capitare una camera con vista sulle colline, altre volte su una strada in centro, molto trafficata. Può essere una stanza silenziosa, rumorosa, grande, piccola, accogliente o asettica.
Puoi trovare un letto comodo, cuscini alti o bassi, un frigobar pieno che solo a guardarlo partono 20 euro o vuoto, che sta lì tanto per occupare spazio. Con o senza bollitore incrostato di calcare…puoi essere lì per un convegno, la presentazione di un libro, un viaggio di lavoro alla ricerca di nuove sfide e nuovi paesaggi, ma una cosa è certa, una cosa c’è sempre, anzi è la prima cosa che sistemo in valigia: il COPIONE. E si perché uno dei primi insegnamenti che ho recepito al laboratorio teatrale è stato “non perdete il copione, non lasciatelo in giro, non gettatelo a terra, abbiatene CURA”.
Avere cura del copione (sia ben inteso non in maniera feticistica) vuol dire per me avere cura del proprio personaggio, di sé stessi, ma anche degli altri personaggi e soprattutto di tutto il gruppo di lavoranti che arranca, inciampa, soffre, ride, si diverte su quel testo.
In un attimo la camera d’albergo si riempie di tutti noi.
Il copione in valigia è come la foto di famiglia al pranzo di Ferragosto, spensierata e al tempo stesso malinconica. Il copione in valigia è un modo per portare sempre con sé la magia del teatro.
Alessia Frisetti