Entrare in un laboratorio teatrale significa attraversare una soglia da spettatore della mia vita, divento protagonista. All’inizio ero teso, trattenuto, con il timore di mostrarmi e mettermi in gioco. Il mio corpo era un limite, la voce, e il mio sguardo. Poi, poco alla volta, è iniziata la metamorfosi.
Ho imparato che recitare non significa fingere, ma rivelare ed essere veri. Attraverso il lavoro sul corpo e sulla voce ho scoperto nuove possibilità espressive e ho capito che ogni gesto, anche il più semplice, può raccontare una storia. Il laboratorio Margine Comunicante mi ha aiutato a rimuovere le maschere quotidiane per indossarne una più autentica quella della consapevolezza.
La metamorfosi dell’attore avviene nel confronto con gli altri. Sul palco non si è mai soli, ogni emozione nasce dall’ascolto, ogni azione dalla fiducia reciproca. Ho imparato a guardare l’altro non come un giudice, ma come un compagno di viaggio. In questo scambio continuo, ho trovato la forza e il coraggio di espormi e di accettare anche l’errore come parte del mio processo di crescita.
Durante il percorso non sono diventato un attore diverso, ma una persona più vera. Il teatro mi ha insegnato a stare nel presente, a dare valore al silenzio, a usare la parola con responsabilità. Questa metamorfosi non si conclude con l’ultima scena: continua ogni giorno, nella vita, dove porto con me ciò che ho imparato sul palco e quello che dovrò ancora imparare… C’è sempre da imparare.
Essere attore significa trasformarsi senza perdersi, cambiando restando fedeli a se stessi. Ed è in questa continua metamorfosi che ho trovato la mia crescita più grande.
Bartolomeo De Luca