“Sono qui per vincere la timidezza”: così sono arrivata al laboratorio.
Con il cuore che batteva forte, i passi incerti e la mente piena di paure. Indecisa fino all’ultimo se entrare. Eppure, è bastato davvero poco perché il venerdì sera diventasse il momento tanto atteso della settimana.
Qui, grazie a un gruppo affiatato e a maestri capaci di guidare con professionalità e dedizione, ho scoperto qualcosa di prezioso.
I pensieri si alleggeriscono, i pesi si sciolgono, si impara a restare. Restare pienamente nel momento, con respiro, corpo, cuore e mente.
Qui si impara a sospendere il giudizio su sé stessi, il più severo di tutti. A togliere la maschera che indossiamo come protezione, concedendoci, finalmente, di essere.
Può sembrare un paradosso, in un laboratorio di teatro, dove nell’immaginario collettivo si pensa di indossare una maschera; invece è proprio qui che la si abbandona. Perché è solo conoscendo sé stessi, ascoltando le proprie emozioni, imparando a riconoscerle e a starci dentro, che diventa possibile incontrare e comprendere davvero quelle dell’altro.
Qui si impara ad accogliere il prossimo e ad abbandonarsi al suo sostegno, creando connessioni silenziose e profonde. Una complicità che non sempre ha bisogno di parole: uno sguardo, un equilibrio, la sintonia dei corpi, un ritmo o la sua assenza.
Un’esperienza che coinvolge tutti i sensi.
Carezze leggere, sguardi che si incrociano e sorridono, abbracci che aiutano a lasciar andare la tensione. “Essere visti” può far sentire vulnerabili ma quello sguardo non giudica: accoglie e sostiene, come un respiro che si fonde al nostro.
Per un attimo tutto si placa. La distanza si accorcia. Il giudizio e il timore di non essere abbastanza si affievoliscono.
Nell’abbandonarsi al momento, affidandosi agli altri, si scopre una vera forma di libertà: fluire con ciò che accade, lasciando andare rigidità e controllo, dando meno peso alla paura di sbagliare.Come quando si galleggia nell’acqua e si scopre che è propriol’abbandono a sorreggere il peso che non sapevi di poter lasciare andare.
Così qualcosa cambia. La timidezza lascia spazio alla curiosità, alla voglia di sperimentare, di divertirsi e lasciarsi andare. Mettersi in gioco e concedersi di sbagliare.
In questo spazio condiviso, ci si sente semplicemente al proprio posto, ogni respiro e ogni gesto, anche se imperfetto, hanno un senso.
Essere sé stessi diventa sufficiente, perché non è un limite, ma un punto di partenza.
Carmen Riccio